Istituto

“Io spero che in un giorno non lontano, strettamente integrato nel tessuto universitario ed ospedaliero di questa città, noi vedremo sorgere un grande centro interdisciplinare di Ricerca fondamentale e applicata, interamente orientato verso la problematica dell’uomo malato.”

                                                                                                               Luigi Donato, 1969

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Dalla sua prima concretizzazione come Laboratorio, nel 1967, IFC, adottando il nome di "Fisiologia Clinica", ha anticipato la concezione culturale ed etica di ciò che oggi è la medicina basata sull'evidenza. La ricerca sperimentale integrata nella clinica, sempre con l’attenzione rivolta alle aspettative dei pazienti, ha reso concreta l'idea di base cioè aggiungere il concetto di misurazione – fino ad allora confinato alla ricerca fisiologica - alla pratica medica. A tale scopo, fin dalle origini, il sapere biomedico cresce e progredisce col supporto dell’innovazione tecnologica e le suggestioni e le verifiche degli studi epidemiologici.

L'IFC, ha un organico di oltre 500 “addetti ai lavori”, di cui 129 tra ricercatori confermati e tecnologi (di diversa formazione e cultura scientifica, tra cui medicina, biologia, chimica, bioingegneria, fisica, statistica, matematica e informatica…) principalmente a Pisa, sede centrale, ma anche nelle sedi distaccate di Milano, Lecce, Roma, Siena, Massa e Reggio Calabria.

L'intensa collaborazione dei ricercatori IFC con le più importanti istituzioni del mondo ha permesso loro di raggiungere livelli di eccellenza, insieme con l'opportunità di essere coordinatori o partner in numerosi progetti internazionali.

"Assistenza personalizzata" è la nuova parola chiave della ricerca IFC, che si concretizza attraverso:

- la promozione della salute e della qualità della vita;

- il monitoraggio e il controllo dei pazienti e dei cittadini più deboli;

- l’ottimizzazione degli interventi terapeutici, con la riduzione dei tempi di ospedalizzazione;

- la modellazione a vari livelli specifica per il paziente, con adeguati sistemi di supporto per la simulazione e la decisione;

-una maggiore attenzione sia ai pazienti che agli operatori sanitari;

- l’apertura di nuove frontiere nell'imaging multimodale e nell’impiego di nuovi biomateriali;

- la valutazione del rapporto rischio/beneficio dell’approccio diagnostico utilizzato, e la relativa appropriatezza, con il fine ultimo di migliorare le procedure diagnostiche e terapeutiche.