Fattori neuro-endocrini di rischio cardiovascolare

Il personale di ricerca coinvolto nello studio dei Fattori Neuroendocrini (NE) e Rischio Cardiovascolare (CV) affronta da oltre 20 anni, con un approccio integrato inter/multidisciplinare ed in un'ottica di tipo traslazionale (bench to bed; bed to bench) temi di ricerca relativi alle relazioni esistenti fra sistema NE e sistema CV sia in condizioni fisiologiche che patologiche.

Il razionale cha sta alla base di tale attività di ricerca e' strettamente connesso alla nozione, ormai largamente consolidata, che il sistema NE esercita un'azione critica per l'omeostasi del sistema CV e dell' organismo in toto nella sua dinamica complessità. Studi sia clinici che di laboratorio disegnati con l'obiettivo primario di delucidare i meccanismi attraverso i quali un alterato assetto NE possa modificare la funzione cardiaca e vascolare sono in corso o sono stati terminati nel corso degli ultimi anni e pubblicati su Riviste scientifiche internazionali ad elevato impact factor.
Una stretta rete di collaborazioni internazionali e' stata inoltre attivata con i principali gruppi di ricerca coinvolti nella stessa linea di ricerca sia in ambito europeo che nord-americano

I laboratori
Uno dei focus principali di ricerca e' la caratterizzazione del ruolo degli ormoni tiroidei, con le loro interazioni con altri sistemi ormonali quali il sistema renina-angiotensina-aldosterone ed il sistema adrenergico, nell'omeostasi cardiovascolare sia in condizioni fisiologiche che patologiche. In particolare i progetti in atto sono principalmente orientati a chiarire il ruolo degli ormoni tiroidei nella patologia cardiaca ischemica acuta e nello scompenso cardiaco cronico. Studi osservazionali in particolare dei nostri laboratori hanno infatti ormai chiaramente dimostrato come una riduzione dei livelli circolanti dell'ormone biologicamente attivo T3, mostri un potere predittivo indipendente e molto forte nei confronti della mortalità conseguente a malattie CV. Tuttavia, sebbene la sindrome da bassa T3 possa essere considerata parte attiva nella progressione dello patologia disfunzionale cardiaca, non ci sono ancora studi che chiariscano realmente l'esistenza di una relazione causale.
Allo scopo di valutare il ruolo protettivo degli ormoni tiroidei nel remodeling cardiaco post-ischemico, il laboratorio sta sviluppando varie linee di ricerca "in vivo/ex vivo/in vitro" per meglio definire gli effetti genomici e non genomici della T3 implicati: 1) nell'omeostasi della matrice extracellulare e "cross-talk" tra fibroblasti e cardiomiociti; 2) nei meccanismi di morte e sopravvivenza cellulare mitocondrio-dipendenti; 3) nella regolazione della densità capillare mediata dal recettore integrina-ανβ3; 4) nei meccanismi di "cross-talk" con il sistema renina angiotensina.
I sistemi biologici utilizzati per questi studi vanno da modelli animali di scompenso cardiaco post-ischemico, a colture cellulari di cardiomiociti primari, cardiosfere, fibroblasti e cellule endoteliali ottenute da tessuti animali, varie linee cellulari e cellule staminali umane. Per i tests funzionali vengono utilizzate tecniche di Citofluorimetria, per l'analisi dei livelli proteici Western Blotting, Immunoistochimica e Immunofluorescenza e per lo studio dell'espressione genica RT-PCR e Real Time PCR.